Prof. Alberto Roggia

SCARSA ELASTICITA' DEI DUE CORPI CAVERNOSI DEL PENE : CAUSA DI IMPORTANTE DEFICIT DELLA EREZIONE

Il pene è caratterizzato da una ELEVATA DINAMICITA' rappresentata da rapida e valida estensione dei corpi cavernosi ed anche del corpo spongioso della uretra e del glande , che comportano una rapida ESPANSIONE con aumento in lunghezza e larghezza diametrica del pene, e facile con raggiungimento della massima rigidità .

Come avviene la erezione: in una successione rapidissima di eventi si realizza un immediato e rapido afflusso di sangue arterioso e rilascio della muscolatura liscia con raggiungimento della rigidità che rimane fino al momento della eiaculazione , mentre contemporaneamente si chiudono per compressione le vene che si trovano sotto la tunica o albuginea dei corpi cavernosi per cui si ottiene il blocco completo dello scarico di sangue venoso. Solamente dopo l'orgasmo e la eiaculazione si realizza il deflusso di sangue venoso e quindi la cosiddetta detumescenza con ritorno del pene allo stato di flaccidità.

Nella fase dalla rigidità, la pressione internamente ai corpi cavernosi sale fino 150/170 mmHg. : ad essa segue la fase della massima rigidità in cui si registra un aumento ulteriore della pressione intracavernosa che cresce fino 200 mmHg . per la contrazione dei muscoli del pavimento pelvico , oltre che bulbo-cavernoso e ischio-cavernoso.

La tunica o albuginea ( cioè la guaina che riveste i corpi cavernosi) è ovviamente perfettamente elastica , anche se resistente alla pressione nella massima rigidità di 170-200 mm.Hg. , e cosi pure è elastico il setto intercavernoso ed il corpo spongioso della uretra e del glande , tanto da consentire un rapido passaggio del pene dallo stato di flaccidità alla massima rigidità erettiva.

Quando però la elasticità dei corpi cavernosi non è efficiente e perfetta , è evidente come non si potrà avere una buona ESPANSIONE dei corpi cavernosi , e quindi di conseguenza il paziente lamenta un deficit erettile : tale patologia si manifesta spesso già in età giovanile 20-40 anni di età .

In tali casi si avrà un danno importante alla dinamicità del pene, con facile e rapida fuga venosa , ma talora è anche associato un ridotto afflusso di sangue arterioso .

SINTOMATOLOGIA :

Allo inizio della sua insorgenza la infiammazione a carico di alcune aree o zone della tunica albuginea o del setto intercavernoso NON comporta alcun disturbo al paziente ( né dolore , né deficit della erezione !) : i disturbi compaiono soltanto quando la infiammazione evolve in uno stato di FIBROSI.

In tali casi, il paziente lamenta un difficoltoso mantenimento della rigidità , anzi una facile perdita della rigidità stessa, ma talora anche il difficoltoso raggiungimento della massima rigidità o tumescenza .

Altre volte il paziente segnala minime o lievi dolenzie al pene, alterazione sensibilità del glande , oppure anche una eiaculazione precoce che magari era già presente in modo occasionale , ma che ora diventa costante e di maggior gravità, con una eiaculazione che avviene pertanto a pene non perfettamente rigido.

Troppe volte questi disturbi sono sottovalutati e sottostimati dal paziente , quando è invece fondamentale la diagnosi precoce della patologia , che consente oggigiorno la guarigione totale della patologia e del disturbo in moltissimi casi.

LE CAUSE :

abbastanza frequentemente può insorgere una infiammazione (non infezione !!!) ) che colpisce la albuginea cioè la tunica dei corpi cavernosi o anche il setto intercavernoso e che nella stragrande maggioranza dei casi guarisce rapidamente e spontaneamente senza lasciare alcun disurbo al paziente .

Però in altri casi questa infiammazione non guarisce rapidamente ma progredisce ed evolve generando un quadro di FIBROSI , comportante una riduzione delle fibre elastiche della tunica albuginea e del setto, e pertanto ne deriva di conseguenza la perdita della elasticità dei corpi cavernosi del pene.

Questa infiammazione può essere generata , durante un normale rapporto sessuale o in corso di masturbazione, da un semplice slaminamento o microlacerazioni delle lamine che costituiscono la tunica o albuginea dei corpi cavernosi ( il paziente non se ne accorge assolutamente perchè non ha alcun dolore o fastidio, sia pur minimo !!! ) che non sono altro che traumi microvascolari che guariscono, come sopra ho detto, perfettamente e spontaneamente nella maggior parte dei casi , mentre talora la guarigione avviene in modo iperattivo ed abnorme con eccessiva produzione di collagene, e ciò genera una reazione fibrotica /fibrocheloidea a carico della tunica stessa, che perde la sua normale elasticità.

Oppure si tratta di una patologia autoimmune con alterazione della cosiddetta immunità cellulo-mediata , tanto che non raramente si possono riscontrare nel sangue del paziente livelli superiori alla norma degli anticorpi antielastina : ne deriva la formazione di aree di FIBROSI. In tali casi è come se il sistema immunitario andasse in tilt generando la insorgenza di patologia autoimmune a carico della tunica dei dei corpi vacernosi del pene o del setto intercavernoso che si manifesta come un quadro di FIBROSI .

La fibrosi viene ad interessare varie aree o zone della tunica albuginea , inizialmente di pochi millimetri , ma la “infiammazione” tende sempre più a progredire ed evolvere in modo peraltro imprevedibile , per cui la fibrosi può raggiungere facilmente i due/tre centimetri di estensione.

La presenza della FIBROSI determina una PERDITA di elasticità della tunica albuginea associata ad un alterato meccanismo venoso occlusivo : da ciò un difficoltoso mantenimento della rigidità , anzi una facile perdita della rigidità stessa, a causa della cosiddetta “FUGA VENOSA” .

Talora vi è associato anche un difficoltoso raggiungimento della massima tumescenza per scarso afflusso di sangue arterioso a cuasa dello aumento delle resistenze intracavenose.

Occorre subito precisare che la Fibrosi non va confusa con una altra patologia , sia pure su base infiammatoria , che è la Induratio Penis Plastica o La Peyronie.

DIAGNOSTICA

Fondamentale importanza è rappresentata anzitutto dalla visita da parte dello specialista Andrologo o Spec. Urologo perfezionato in ambito andrologico : anamnesi e visita con particolare attenzione ai gentali esterni ed accurata palpazione del pene e dei corpi cavernosi.

Lo specialista consiglierà quindi un necessario approfondimento diagnostico con una ecografia ed ecocolordoppler basale del pene associata alla elastografia , esame (senza alcun dolore o disturbo perchè non richiede la iniezione di prostglandine o altre molecole nel pene) assolutamente indispensabile per valutare la viscoelasticità dei corpi cavernosi e del tessuto intracavernoso che viene indicata dal valore di Kpa (KiloPascal).

Per lo studio della circolazione si può fare ricorso alla eco colordoppler dinamico del pene (con iniezione nel corpo cavernoso di prostglandine o altre molecole) , oppure all' angioscintigrafia peniena ( senza iniezioni) .

La elastigrafia è una tecnologia molto sosfisticata attuata con ultrasuoni, non dolorosa e non invasiva perchè senza la necessità di iniettare prostaglandine o altre molecole nei corpi cavernosi : essa consente in pratica una specie di accuratissima palpazione strumentale con ultrasuoni ” dei corpi cavernosi e del tessuto endocavernoso analizzando in tempo reale la VISCO ELASTICITA' dei tessuti. Permette di avere il grado di KiloPascal delle strutture della albuginea : i valori normali sono di 12-18 Kpa, mentre sulle aree fibrotiche si osservano valori di 30-50 Kpa ma anche 100-130 Kpa .

L' elastografia (sempre associata, nello stesso momento diagnostico , alla ecografia ed ecocolordoppler basale del pene ) trova massimo utilizzo anche nei controlli periodici per valutare le risposte alle cure, perchè indagine assolutamente indolore , non pericolosa e pertanto ripetibile.

La diagnosi precoce di tale patologia (FIBROSI) consente, attuando le terapie multimodali sottoindicate, la guarigione totale nella maggior parte dei casi.

Purtroppo la diagnosi non è sempre precoce perchè il paziente da un lato sottovaluta il disturbo, dall'altro preferisce non raramente , di sua iniziativa, senza rivolgersi al Medico di Famiglia od allo Specialista, adottare il “fai da te” , assumendo magari anche le ben note pastiglie per la erezione . Ma la patologia (infiammatoria/fibrosi ) è sempre progressiva ed evolutiva , in modo anche IMPREVEDIBILE, per cui troppe volte si arriva tardivamente (anche dopo 1-2-3 anni dalla insorgenza dellapatologia !!!) alla corretta diagnosi , quando la patologia si è purtroppo cronicizzata e stabilizzata .

Le diagnosi TARDIVE sono documentate anzitutto dalle estese dimensioni delle multiple aree o zone fibrotiche, talora anche associate alla presenza di calcificazioni sia pur piccole nel loro contesto: ne deriva un alto grado di Kpa ( 30- 50 - anche 100-130 ) per cui in queste situazioni avanzate , in cui la patologia è oramai cronica , le terapie non possono garantire e consentire risultati di totale guarigione , anche se permettono sempre di bloccare la evoluzione della patologia e migliorare la fibrosi.

TERAPIE

E' utile una strategia terapeutica multimodale, ovviamente su misura e personalizzata : si utilizzano cioè vari farmaci e terapie fisiche, oltre ad antiossidanti, vitamine, vasodilatori periferici, antiinfiammatori ecc, tra loro variamente associati che agiscano in modo sinergico .

Schematicamente occorre ricordare che le terapie della fibrosi devono indirizzarsi simultaneamente e rigorosamente sui seguenti quattro obbiettivi , al fine di mirare ai migliori risultati ed anche alla guarigione totale in molti casi :

  1. Disattivare e spegnere al più presto la malattia infiammatoria del pene , cioè in pratica “ bloccarla “ nella sua inevitabile costante evoluzione naturale : questo è senza dubbio il primo passo di cura se si vuole fermare la patologia che insorge per una processo infiammatorio.

  1. Fare regredire totalmente la fibrosi per cui la tunica albuginea possa riprende la sua normale elasticità.

  2. Migliorare la elasticità. La fibrosi determina sempre una riduzione della elasticità e quindi genera una rigidità della tunica albuginea : infatti il valore di Kpa delle aree fibrotiche è sempre superiore a 20-25 arrivando pure a valori di Kpa 70-100-130 ed è ben evidente a tutti come la elasticità dei corpi cavernosi sia valore di massima importanza per la corretta erezione DINAMICA del pene .

  3. Migliorare la circolazione arteriosa e venosa dei corpi cavernosi che generalmente è danneggiata dalla fibrosi stessa a carico della tunica albuginea, del setto intercavernoso e talora anche del tessuto intracavernoso.

Il paziente con Fibrosi , anche dopo la guarigione totale della stessa , deve sapere che la patologia potrebbe, nel 5- 10% dei casi , RIATTIVARSI , per cui è sempre utile una visita specialistica e la ecografia +elastografia ogni 12 mesi , oltre che continuare a rispettare rigorosamente le terapie che lo Specialista consiglierà da continuare anche dopo la accertata guarigione documentata dalla ecoelastografia.

Nella FIBROSI non è possibile attuare una chirurgia della fuga venosa che possa cioè guarire e curare l'alterato meccanismo venoso-occlusivo .

Si consiglia la lettura del seguente articolo : FIBROSI del pene