Prof. Alberto Roggia

FUGA VENOSA : perdita della rigidità del pene per un eccessivo rapido deflusso del sangue venoso, con GRAVE DEFICIT ERETTILE.

La perdita di rigidità del pene, chiamata “FUGA VENOSA “ è una delle cause più frequenti di deficit erettile, e ciò può presentarsi anche in giovane età .

Nella cosiddetta “fuga venosa”, scientificatamente nota come disfunzione erettile venosa-occlusiva, la alterazione è a carico del sistema venoso , cioè del drenaggio venoso del sangue dal pene per cui si ha un troppo rapido e precoce deflusso di sangue venoso, mentre è normale l'afflusso arterioso del sangue.

Notevole importanza nella dinamica della erezione durante è affidata infatti alle vene di deflusso del sangue.

E' importantissimo il sistema di drenaggio venoso dai vasi venosi sinusoidi disposti al di sotto della tonaca albuginea che svolge il ruolo di rivestimento dei corpi cavernosi. Durante la erezione si realizza automaticamente il meccanismo chiamato “venoso-occlusivo” che è in pratica una vera e propria forte compressione contro la tunica albuginea (che è il rivestimento o guaina dei corpi cavernosi del pene, pur sempre robusta ma dotata di elasticità indipensabile per la dinamica del pene nel processo erettile ) delle piccole venule o vasi venosi sinusoidi , per cui si realizza la completa CHIUSUSA delle vene discarico . Ne deriva che la erezione è valida e perfetta quando ovviamente è sostenuta da un buon afflusso arterioso di sangue , per cui il pene raggiunge la massima rigidità cioè la TUMESCENZA e persiste in tale rigidità fino a completamento del rapporto sessuale all'orgasmo ed alla eiaculazione , in quanto durante la erezione del pene lo scarico del sangue venoso è totalmente bloccato da un perfetto meccanismo venoso-occlusivo, sopra indicato.

Qualora invece il meccanismo venoso occlusivo non fosse perfettamente efficiente , ne deriva che la erezione inizia correttamente e raggiunge la perfetta tumescenza, , ma rapidamente perde la sua rigidità, e ciò avviene spesse volte prima ancora della eiaculazione . E' evidente che in tali casi la erezione diventerà rapidamente poco rigida perchè si ha la incapacità di trattenere il sangue all'interno dei corpi cavernosi a causa di un troppo precoce e rapido deflusso del sangue venoso, chiamato “fuga venosa”, comportante ansia di prestazione, disagio, preoccupazione da parte del paziente ed insoddisfazione nella coppia.

Meccanismo anatomico della deflusso venoso e della fuga venosa :

E ' facile comprendere come nel meccanismo delle erezione la massima rigidità si raggiunge quando è corretto il flusso di sangue arterioso e contemporaneamente è altrettanto efficiente il meccanismo che impedisce il deflusso del sangue venoso, fino all'orgasmo ed eiaculazione.

In dettaglio,sia pure schematicamente indicare che la vascolarizzazione del pene avviene attraverso le seguenti arterie peniene:

  • arteria dorsale
  • arterie cavernose , una per ogni corpo cavernoso
  • arteria bulbo-uretrale , che irrora il corpo spongioso e pertanto anche il glande.

Importanti soprattutto le arterie cavernose da cui si dipartono numerose arterie più piccole , dette elicoidali, che portano sangue ai sinusoidi del tessuto erettile.

Il tessuto erettile è formato da un traliccio dilatabile di sinusoidi ematici intorno ai quali si dispongono trabecole di muscolatura liscia.

Nella erezione si ha una importante e rapida dilatazione delle arterie cavernose e delle arterie elicoidali e quindi un elevato incremento di sangue arterioso nel tessuto eretttile , associato anche ad un rilasciamento della muscolatura liscia cavernosa con apertura di spazi lacunari vascolari.

In questo processo di dilatazione degli spazi lacunari verso la tunica albuginea si effettua contemporaneamente la compressione delle vie di drenaggio venoso, cioè delle venule, sotto la tunica albuginea stessa, per cui si realizza un vero e proprio “ INTRAPPOLAMENTO “ del sangue venoso, cioè un blocco completo di scarico del sangue venoso, che è noto appunto come “meccanismo venoso-occlusivo”.

La fuga venosa è pertanto la incapacità a trattenere il sangue all'interno dei due corpi cavernosi nel momento in cui la erezione deve raggiungere il massimo grado di turgidità , cioè la perfetta tumescenza del pene.

Se il meccanismo venoso-occlusivo è inefficiente, o, come si dice “incompetente”, si realizza facilmente una disfunzione erettile, rappresentata soprattutto da un difficile mantenimento della corretta turgidità e rigidità del pene, e talora associata anche ad una eiaculazione precoce di necessità o di compenso.

Il corretto fisiologico “ intrappolamento o blocco di scarico del sangue venoso “ si realizza quando il meccanismo venoso-occlusivo è perfettamente funzionante consentendo di raggiungere la massima RIGIDITA' e TUMESCENZA , e mantenendola tale fino al momento dell'orgasmo ed eiaculzione : solamente dopo l'avvenuto orgasmo e la eiaculazione si realizza la normale detumescenza, per cui il pene ritorna allo stato di flaccidità.

Le cause della disfunzione erettile per alterazione del meccanismo venoso-occlusivo sono varie e schematicamente cosi raggruppabili:

    • fibrosi a livello lacunare del tessuto cavernoso
    • f ibrosi a carico della tunica dei corpi cavernosi e del setto intercavernoso.
    • degenerazione della muscolatura liscia , con diminuzione totale del numero di cellule muscolari lisce funzionanti o con alterazioni strutturali di altre. Cioè alterazioni dela componente muscolare liscia della strutture trabecolari del tessuto cavernoso.
    • Probabilmente intervengono anche eventuali alterazioni endoteliali e/o diminuzione della comunicazione intercellulare da riduzione delle giunzioni intercellulari del tessuto lacunare (gap-junctions) per la diminuzione delle celule muscolari lisce in condizioni di ischemia cronica.

Le cause determinanti la insorgenza della FIBROSI :

la fibrosi può essere generata da “microtraumi al pene “generalmente ripetuti che si possono realizzare durante il rapporto sessuale o anche in corso di masturbazione (assolutamente senza alcun dolore o fastidio sia pur minimo al paziente ! ) che rappresentati dallo slaminamento o la microlacerazione delle fibre della tunica albuginea dei corpi cavernosi del pene o del setto intercavernoso. In pratica si tratta di traumi microvascolari delle tuniche dei corpi cavernosi , a cui è seguita una ”risposta cicatriziale “ che però è avvenuta in modo iperattivo ed abnorme . Oppure la fibrosi può essere generata da una patologia autoimmune con alterazione della cosiddetta immunità cellulo-mediata , tanto che non raramente si possono riscontrare nel sangue del paziente livelli superiori alla norma degli anticorpi antielastina .

E' necessario precisare che la fibrosi non va confusa con la Induratio Penis Plastica ,o malattia di La Peyronie, che compare generalmente verso i 50-60 anni di età , ed è caratterizzata da evidenti placche dure e talora calcificate a carico dei corpi cavernosi e che comporta un evidente incurvamento del pene , che talora pure si accorcia.


Diagnosi di disfunzione erettile da "Fuga Venosa”: anzitutto è fondamentale la visita specialistica uro-andrologica, prima di effettuare accertamenti diagnostici strumentali e prima ancora di intraprendere cure non corrette , ricordando che è sempre da evitare il “fai da te”.

Lo specialista consiglierà, valutando il quadro clinico, gli accertamenti più idonei al singolo e specifico paziente , e che schematicamente possono essere:

  1. ecografia ed ecocolordoppler basale del pene associata ad elastografia per valutazione del valore di Kpa della tunica dei corpi cavernosi , del setto intercavernoso e del tessuto endocavernoso. Esistono due tipi di elastosonografie : elastografia strain, e la elastografia shear wave.
  2. ecocolordoppler penieno dinamico (con iniezione endocavernosa di prostaglandine)
  3. angioscintigrafia peniena

Attualmente invece sono sempre meno scarsamente utilizzate la cavernosometria dinamica e la cavernosografia.

 

Moderni esami non invasivi :

attualmente abbiamo a disposizione accertamenti NON INVASIVI ,cioè ”basali”, che permettono di ottenere una buona diagnosi di fuga venosa evitando di effettuare esami dinamici che richiederebbero una erezione indotta con prostaglandine iniettate nei corpi cavernosi .

In tal senso è utilizzabile l'ecocoldoppler “basale” del pene (cioè senza iniezioni nel pene di prostaglandine) associato ad elastosonografia “strain imaging -SE” e ad elastosonografia “Shear Wave 2D -SWE “ per lo studio quantitativo e qualitativo della viscoelasticità tissutale . Con l'elastografia si realizza in pratica una”palpazione elettronica” di massima precisione della tunica o albuginea, del setto e anche del tessuto endocavernoso , non ottenibile con altri esami strummetali. Elastografia pertanto utilissima in quanto la fibrosi a livello lacunare del tessuto cavernoso e della tunica o setto intercavernoso dei corpi cavernosi del pene è una delle principali cause della fuga venosa.

La fibrosi infatti altera il sistema veno-occlusivo del pene causando la fuga di sangue responsabile della ridotta rigidità in fase erettiva. L’elastografia analizza accuratamente la visco-elasticità dei tessuti quantificandone in modo preciso la rigidità, senza bisogno di iniettare farmaci nel pene: offre pertanto informazioni non ottenibili con la sola ecografia.

Per la valutazione invece della vascolarizzazione arteriosa è di utilità la angioscintigrafia del pene (esame che non richiede la iniezione nel pene di prostaglandine. o altre molecole ) oppure la eco-ecocolor-doppler dinamica ( che necessita di iniezione nel corpo cavernoso di prostaglandine )..


Terapie adottabili nella fuga venosa:

Capillaroprotettori e vasoprotettori ,come oxerutina, flavonoidi, diosmina ,ed altre molecole , vitamine ed antiossidanti ecc... potranno essere prescritte dallo Specialista. Ma se sussiste una FIBROSI dei corpi cavernosi o del setto intercavernoso o addirittura del tessuto endocavernoso , che è una della cause della fuga venosa come sopra indicato, lo specialista uro-andrologo consiglierà le cure specifiche del caso , generalmente multimodali, farmacologiche o/e fisiche tra loro variamente combinate o associate.

Invece la terapia chirurgica della fuga venosa ( legatura della vena dorsale profonda e delle vene emissarie, legatura delle vene cavernose, occlusione venosa transluminale, plicatura delle crura, ecc...) è stata pressochè abbandonata in quanto non porta a risultati soddisfacenti : ciò perchè la fuga venosa è dovuta esclusivamente al deficitario meccanismo venoso -occlusivo (sopra indicato ) e non al difettoso funzionamento delle valvole venose ed allo indebolimento delle pareti venose che pertanto si dilatano, come avviene ad esempio nelle vene varicose delle gambe.

 

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