Prof. Alberto Roggia

Le terapie iniettive nella Induratio Penis Plastica


Quando la placca a carico della tunica albuginea dei  corpi cavernosi dalla “ fase iniziale infiammatoria “ evolve,  sia pure lentamente , a causa di un accumulo di collageno da parte dei fibroblasti, nella successiva fase florida “avanzata” in cui la placca presenta  talora anche focolai calcifici ,  lo specialista andrologo consiglierà le varie terapie multimodali sulla  base del singolo caso clinico.
In tale ambito trovano collocazione terapeutica anche le terapie mediante iniezione di farmaci come  cortisonici, verapamil, collagenasi,  ecc..., che hanno una loro specifica attività ed indicazione,  per cui sarà compito ovviamente dello Specialista consigliare la terapia  idonea al caso specifico : la iniezione , con aghi sottilissimi, è preceduta sempre da una anestesia locale di contatto mediante gel con lidocaina che riduce al minimo il dolore , peraltro di pochissimi minuti .

Schematicamente possiamo indicare le seguenti terapie iniettive adottabili nella Induratio Penis Plastica: 

  1. Cortisonici (esempio= desametasone, idrocortisone, prednisolone ecc..) . Ciò trova specifica indicazione quando la patologia è nella prima fase infiammatoria “ ( generata da cause autoimmuni, o microtraumatiche o forse anche genetiche ) : tale  fase infiammatoria è una fase “attiva” e  pertanto sempre evolutiva , anche per molto tempo, per poi evolvere in una fase infiammatoria avanzata cronicizzata  cioè “spenta “ e spesse volte calcificata. Però è dimostrato, da accurate ecografie associate ad elastosonografie  , come nella maggior parte dei casi , accanto alle classiche placche calcificate ,  ci siano molto frequentemente altre “aree fibrose “(che hanno sempre alla elastosonografia valori di Kpa elevati indicando pertanto una rigidità tissutale) sulla albuginea dei corpi cavernosi o sul setto intercavernoso , e tale dato sta ad indicare come accanto a placche “spente “ siano presenti anche aree fibrotiche in fase ancora attiva e quindi evolutiva in quanto la patologia peniena è spesse volte  multifocale .
    I cortisonici posso essere iniettati entro la placca stessa (=  intra -placca) oppure a contatto della placca e di altre aree fibrotiche ( = in tal caso, peri-placca o  peri-aree fibrotiche ), ma sempre sotto la fascia di Buck che trattiene il farmaco ed impedisce che si diffonda nell'organismo.  La fascia di Buck del pene è infatti rappresentata da una membrana che come una guaina circonda i due corpi al di sopra ed esternamente alla albuginea stessa.
    E' utilizzabile anche la tecnica della ionoforesi che consente il trasporto del farmaco attraverso la  via transdermica ma però  non consentirebbe   di posizionare  in idonea concentrazione il farmaco stesso sulla specifica placca , per cui  è certamente preferibile la terapia iniettiva perchè consente di portare  il farmaco in modo mirato e specifico sulle placche od entro le placche stesse.
    La terapia con cortisonici ha la importante finalità di “disattivare” cioè “spegnere” il processo infiammatorio, e quindi  bloccarne  la evoluzione.

  2. Verapamil : è un farmaco che agisce sui fibroblasti inibendo la produzione abnorme  di collageno, e che può anche essere utilizzato con somministrazione transdermica mediante la ionoforesi,  ma certamente è più attivo terapeuticamente se iniettato in modo elettivo e mirato intra-placcaperi-placca e sempre comunque sotto la fascia di Buck che circonda i due corpi cavernosi  . Non ci sono effetti collaterali all'organismo perchè appunto la fascia di Buck costituisce un valida barriera alla diffusione a distanza del farmaco iniettato.

  3. Collagenasi  :  enzima che concorre a degradare le varie componenti del collageno, è utilizzabile “intra-placca” qualora , in caso di  patologia in fase “ avanzata e spenta” si desideri cercare di correggere l'incurvamento del pene,  che spesse volte compare in questa patologia .

  4. PRP , cioè Fattori di Crescita Piastrinici :  consiste nella infiltrazione nelle placche di plasma arricchito di piastrine, utilizzando lo stesso sangue del paziente,  che svolge un azione biologica rigenerativa contenendo i cosiddetti  fattori di crescita

 

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